Han Kuo-yu e la sfida per le presidenziali 2020 a Taiwan

22.07.2019

Il sindaco di Kaohsiung Han Kuo-yu ha vinto in maniera netta le primarie del Kuomintang (KMT) e sarà il principale sfidante della presidente Tsai Ing-wen alle elezioni taiwanesi nel gennaio 2020. Han rappresenta le vera novità politica a Taiwan degli ultimi anni, uomo del KMT ma senza solidi rapporti di potere all’interno del partito, incarna al meglio quel sentimento di antipolitica che attraversa l’elettorato taiwanese.

 

Han è stato un parlamentare del Kuomintang dal 1992 al 2003 e negli anni seguenti è praticamente sparito dalla ribalta politica. La sua candidatura a sindaco di Kaohsiung, città dove non aveva mai vissuto, sembrava destinata a un inevitabile fallimento. La città è sempre stata un vero e proprio feudo del Democratic Progressive Party (DPP) e nessuno avrebbe scommesso su un candidato come Han, outsider all’interno del proprio partito e totalmente estraneo al tessuto sociale di Kaohsiung.

 

Una campagna elettorale giocata interamente su uno stile comunicativo diretto, con toni populistici e improntata su contenuti pragmatici, legati alla necessità di far ripartire l’economia nel principale porto del sud di Taiwan ha decretato l’enorme popolarità di Han nel paese. Soprattutto il KMT ha trovato, in maniera inaspettata, il candidato in grado di riuscire ad infiammare l’opinione pubblica e contrastare la percezione di un partito troppo ancorato a modi e contenuti obsoleti. Le primarie si sono svolte con modalità simili a quelle del (DPP), ossia con dei sondaggi telefonici su un campione della popolazione taiwanese. In entrambe le consultazioni non sono stati interpellati gli iscritti o i sostenitori ai rispettivi partiti ma un campione rappresentativo degli elettori a Taiwan. Sia nel caso del DPP sia nel caso del KMT sono stati avanzati dubbi sulla efficacia delle modalità delle primarie LEGGI QUI. Secondo alcuni analisti la vittoria di Han potrebbe essere stata viziata dai sostenitori del DPP, spinti a scegliere il sindaco di Kaohsiung per favorire l’elezione di Tsai.

Mentre le modalità delle primarie del DPP sono state aspramente criticate dai sostenitori di William Lai, giunto secondo nelle consultazioni. In particolare Lai ha evidenziato come i criteri adottati per la selezione del campione sembrassero progettati per favorire la fascia demografica più giovane, tipicamente sostenitrice della presidente Tsai Ing-wen. Le critiche nei confronti delle primarie del KMT non tengono conto del grande vantaggio con cui Han Kuo-yu ha staccato il principale rivale Terry Guo, fondatore di Foxconn. Han si è attestato al 45 per cento contro il 28 per cento di Guo. Mentre i dubbi sulle primarie del DPP rimangono fondati, soprattutto per le modalità di svolgimento dei sondaggi. Agli intervistati sono stati posti dei quesiti sull’intenzione di voto rispetto a diversi possibili candidati, sia del KMT sia indipendenti, in opposizione a Tsai e Lai. Una modalità piuttosto complessa, molti intervistati potrebbero aver scelto la presidente in carica proprio a causa dell’eccessiva confusione dei quesiti. Le stesse percentuali registrate da Tsai nelle primarie appaiono deboli rispetto alle cifre di Han.

 

Il delicato rapporto con la Repubblica Popolare cinese sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale, anche se l’opinione pubblica taiwanese ha spesso votato in base alle esigenze di politica interna piuttosto che alla relazione con l’ingombrante vicino. Negli scorsi mesi Han Kuo-yu aveva sottolineato la necessità di instaurare un nuovo canale di comunicazione con Pechino e ha più volte indicato questo obiettivo come la condizione necessaria per generare la ripartenza dell’economia taiwanese. I comizi elettorali di Han, che hanno preceduto le primarie, si sono trasformati in veri e propri eventi con la partecipazione di decine di migliaia di persone e una grande attenzione dell’opinione pubblica. Durante l’imponente manifestazione del 1 giugno a Taipei il candidato del Kuomintang ha citato tre personaggi che rappresentano gli ideali politici della sua campagna: Chiang Ching-kuo, Lee Kuan Yew e Deng Xiaoping. La citazione di Chiang non rappresenta un elemento inedito per un politico del KMT e la menzione di Lee Kuan Yew, fondatore della città stato di Singapore, appare del tutto normale mentre il richiamo a Deng, fautore del processo di apertura economica della Cina ma anche responsabile della repressione di Tienanmen, è stato aspramente criticato dalle file del DPP. Soprattutto l’elenco dei modelli di Han sembra molto lontano dai valori di partecipazione civile promossi a Taiwan negli ultimi decenni. Han ha ripetutamente dichiarato che Cina e Taiwan condividono le medesime radici culturali, sottolineando come solidi rapporti tra i due paesi sono la base essenziale per la crescita economica taiwanese. Le proteste di Hong Kong hanno radicalmente cambiato l’approccio del candidato del KMT. Mentre nelle prime settimane di manifestazioni nell’ex colonia britannica Han aveva deliberatamente evitato l’argomento, il sindaco di Kaohsiung ha commentato l’imponente corteo di Hong Kong del 16 giugno dichiarando che sotto la la sua presidenza l’opzione “one country, two system” non sarà possibile. Usando il linguaggio colorito e diretto che lo ha reso celebre a Taiwan ha esplicitamente detto che “bisognerà passare sul suo cadavere”. Uno stile diametralmente opposto a quello di Tsai Ing-wen che nei sondaggi appare in netta difficoltà, in particolare la presidente di Taiwan non sembra riuscire a comunicare in maniera diretta con la popolazione. La voglia di antipolitica e una campagna impostata sul pragmatismo e sulla necessità di ricostruire una canale di comunicazione con Pechino sembrano favorire Han ma le conseguenze delle proteste di Hong Kong potranno pesare in maniera decisiva sulla campagna elettorale.

(Articolo originale tratto da Geopolitica.info)

 

 

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Stefano Pelaggi  - redattore di Geopolitica.info
Relazioni istituzionali
Stefano.pelaggi@uniroma1.it – @StefanoPelaggi
Docente di “Nazionalismi e minoranze nazionali in Europa” e in “Development and processes of colonization and decolonization” a Sapienza Università di Roma, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in “Storia dell’Europa” presso Sapienza Università di Roma. Vice direttore del quotidiano L’Italiano, si occupa di di Storia e relazioni internazionali, principalmente nell’area dell’Asia-Pacifico Autore di numerosi saggi ed articoli su tematiche storiche e di relazioni internazionali. Collabora con il Centro di Ricerca “Cooperazione con l’Eurasia, il Mediterraneo e l’Africa Subsahariana” e svolge attività di ricerca e docenza presso varie università tra cui Libera università di lingue e comunicazione IULM di Milano e Università degli Studi Niccolò Cusano di Roma.

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