Perché investire nella vera ristorazione italiana a Taichung

03.02.2018

 

Questo mio articolo volge lo sguardo proprio sul panorama di offerte che Taichung offre e, con occhio critico, vuol far riflettere su quanto sia importante investire in vera cultura gastronomica Italiana in questa città.

Vivo a Taichung da oltre due anni e mezzo e, se pur non conoscendola perfettamente in ogni suo angolo, posso ritenermi in grado di valutarne pregi e difetti.

 

 Taichung è una città che conta quasi tre milioni di abitanti, da poco diventata la seconda dell’isola per numero ed ancora in forte espansione. Le nuove aree di urbanizzazione attraggono sempre più popolazione e la città conta pertanto innumerevoli cantieri dove, in pochi mesi, emergono grattacieli, aree commerciali e servizi pubblici. Sicuramente non la si può paragonare ancora a Taipei, che rimane la città più popolata ed internazionale dell’isola, con una forte propensione al commercio, una città che io stesso definisco del mondo. Taichung, al contrario, ha ancora i connotati di città provinciale ma più votata all’industria, basti pensare che molti marchi nell’ambito delle biciclette hanno loro sedi e fabbriche proprio qui, arrivando a produrre oltre il 90% della produzione mondiale in questo settore. Molte sono anche le industrie metallurgiche, manifatturiere, di elettronica e microelettronica.

 

Non mancano aree “vergini” dove, in un futuro non molto lontano, la città continuerà a mio avviso ancora a crescere ed attrarre ulteriori stranieri, riuscendo ad internazionalizzarsi e a “deprovincializzarsi” ulteriormente. Molti passi sono stati fatti e vengono compiuti tutt’oggi verso questa strada; quest’anno verrà inaugurato il sistema veloce di trasporto cittadino denominato MRT (Mass Rail Transit), una vera e propria metropolitana cittadina sopraelevata. E’ presente anche una stazione della HSR (High Speed Rail) che in 90 minuti riesce a collegare Taipei a Kaohsiung passando proprio da Taichung.

 

Il porto, pur essendo il secondo dell’isola, non offre servizio pubblico ma solo commerciale rimanendo aperto solo per il personale interno.

L’aeroporto, collocato poco al di fuori della città, è il più recente aeroporto internazionale dell’intera isola ed il terzo per quel che riguarda il traffico passeggeri.

I restanti mezzi pubblici interni alla città sono ben distribuiti e tutti per lo più gratuiti per percorrenze entro gli otto kilometri.  Ottimo anche il servizio di bike sharing anch’esso gratuito per la prima mezz’ora di utilizzo.

In merito alla ristorazione la città offre molta scelta, il panorama gastronomico è davvero enorme, sembra quasi che tutte le culture del mondo si siano date appuntamento qui con picchi qualitativi che vanno dal pessimo all’eccellente. E la nostra cultura? Qui il panorama a mio avviso si riduce ad un piccolo scorcio.

 

Il 27 gennaio del 2016 aprivo la porta per accogliere i primi clienti nel mio ristorante ( Da Alfredo ) , l’unico in tutta la città ad avere un italiano ai fornelli, me.

Mi considero, per il lavoro che ho scelto, un forte aggregatore per la piccola comunità italiana che conta poco più di sessanta anime residenti nella sua municipalità. Non ci sia giorno che un compatriota non mi venga a trovare, sia solo per due chiacchiere, sia per poter mangiare qualcosa che ricordi casa. Tra un discorso e l’altro si finisce sempre a parlar di cibo e su quanto sia inesistente in città la nostra cultura.


 

Molti sono i ristoranti che si definiscono italiani ma nessuno lo si può definire tale. Come un telefono senza fili, tutto quello che si spaccia per italiano ha subìto modifiche, influenze, industrializzazione, spesso violenze e, passando per gli Stati Uniti e Cina, arriva a Taichung totalmente rivoluzionato e svuotato della tradizione tricolore. Affermo ciò e lo scrivo con cognizione di causa; i divertimenti in città, escludendo i karaoke (KTV) o i bar la sera, offrono solo ristorazione ed i taiwanesi ne sono forti sostenitori, ma non solo loro, io in primis faccio parte di quel folto gruppo di degustatori e ricercatori di ristoranti dove mangiare.

 

 

Seguendo il mio palato, che non ama i gusti orientali, finisco sempre per cercare qualcosa di occidentale ma ahimè la scelta italiana propone piatti dai sapori falsi, combinazioni inesistenti e/o portate che in Italia non esistono; facilmente si trovano le famose fettuccine Alfredo o spaghetti and meatball, per non dire pasta e pollo o gli “italianissimi” spaghetti con tofu. Ovviamente tale scelte obbligano me stesso a dirottare verso altri lidi gastronomici. Questo non significa che non sia possibile trovare piatti che su carta siano nostrani ma, se si vuol mantenere un certo budget ci si accorge, dopo aver aspettato solo 5 minuti dall’ordine del piatto al suo arrivo a tavola, che tutto sa di industriale, scotto, di precotto a monte e riscaldato a valle, che dietro esiste una catena distributiva e che la cucina di turno, dopo aver riscaldato il tutto, assembla. Di catene ristorative la città ne è di fatti piena. Qualora si voglia alzare un po’ il tiro ed il budget si possono trovare ristoranti sufficientemente accettabili ma, onestamente, dover pagare una certa cifra per un piatto di pasta dal sapore blando o una pizza da otto pollici lievitata solo qualche ora… preferisco cucinare per me stesso a casa. Perché tali prezzi se si vuol mangiare mediocremente italiano? Perché si paga la location, spesso collocata nella parte “in” della città e per tanto con affitti astronomici, perché ricche di design e curate sin all’ultimo centimetro, perché per servire dieci tavoli assumono un esercito di camerieri e cuochi, perché il tutto si traduce nel voler “apparire” ad ogni costo e che tirando le somme risulta essere sempre una reinterpretazione della nostra cultura a tavola. La cultura vera, quella del vero ingrediente italiano cucinato come mamma ci ha insegnato sin da bambini, qui non esiste. In definitiva il taiwanese medio, che non è mai andato all’estero, ne tantomeno in Italia ma della quale nutre una forte idea “mitica” e curiosità, crede che quel che usualmente trova in giro sia la realtà nostra, ma quando viene a cenare da me resta stupefatto.

 

Chi invece è stato di passaggio in Italia, è rassegnato al fatto che il nostro paese sia lontano, pertanto comprende che non sia possibile replicarlo a Taichung, dovendosi poi ricredere quando mangia da me.

In due anni di ristorazione di strada ne è stata fatta molta, ma soprattutto esperienza, che ha portato Alfredo Ristorante Italiano ad ampliare tantissimo il menù. Se penso che abbiamo iniziato proponendo soltanto undici scelte tra primi, secondi, pizze e dessert mi vien da ridere; oggi la scelta conta oltre quaranta piatti e tutti di tradizione siculo/italiana. Sicuramente una scelta del genere, un concept  gastronomico che fonde le radici nella vera tradizione culinaria del bel paese, sono qualcosa che a Taichung non si era mai vista finora. Il vero problema sta nel fatto di essere una mosca bianca, di dovermi scontrare ogni giorno con la realtà che mi circonda, una realtà colma di bandiere tricolore fuori dei locali ma con all’interno della cucina personale che ne ignora la collocazione nell’atlante. Riuscire a trovare i veri prodotti italiani è stato inizialmente difficile ma, cercando giorno dopo giorno, in due anni sono riuscito a trovare ingredienti che non avrei mai pensato poter trovare. Questi li faccio arrivare direttamente da Taipei dove i fornitori si appoggiano all’esperienza di veri italiani che selezionano quel che sull’isola manca. I miei competitors in città si riforniscono tramite la grande distribuzione americana, comprando parmesan e non parmigiano, mozzarella Saputo (pasta filata) credendo sia quella vera, e tanti altri prodotti confezionati all’italiana ma provenienti dall’Australia, USA e Nuova Zelanda.

 

Questi, in combinazione ai ristoratori, muovono un’economia non indifferente, arricchendosi sbandierando impropriamente i nostri colori. Sono convinto che se veri ristoratori italiani imponessero la nostra cultura a tavola, se sorgessero altri ristoranti italiani veri, il business e la concezione di cibo italiano volgerebbe dalla nostra parte. Per tanto considero Taichung un grande terreno fertile ancora incolto, ottimo per investire nella ristorazione nostrana senza compromessi, senza lasciarsi consigliare dai palati locali, senza fusion a mio avviso inutili, perché le fettuccine Alfredo devono sparire dall’idea comune.

Invito tanti Italiani ad investire a Taichung, a collaborare l’un l’altro in maniera costruttiva, magari creando un circuito di ristoratori che ci contraddistingua dal resto. Ciò senza dubbio faciliterebbe tutti noi e ridarebbe onore alle nostre tradizioni.

 

Invito chiunque fosse interessato o soltanto curioso a contattarmi, sarei felicissimo di poter rispondere fornendo tutta la mia esperienza maturata sinora. Taiwan può offrire facilmente quello che in Italia viene negato ogni giorno, ossia trasparenza ed efficienza burocratica, facilità d’investimento, tasse basse ed una prospettiva per il futuro.
I miei recapiti sono:
mail alfredomusumeci2502@gmail.com
FB Alfredo Musumeci
Invito anche a leggere un mio p
recedente articolo che volge lo sguardo sul lato burocratico,  su come ho investito ed aperto la mia compagnia, e che può di per sé dare un’idea concreta su ciò che significhi avviare un ristorante a Taichung.
Per chi volesse invece sapere come sono approdato a Taiwan e conoscerne le mie prime impressioni, può trovare la mia storia in
questo link.

 

 

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