Ombrellini, Taiwanesi un popolo colpito da "Ombrellonite"

Piove, e le taiwanesi aprono l'ombrello. C'è un sole che spacca le pietre e le taiwanesi aprono l'ombrello. C'è un sole timido velato dalle nuvole e le taiwanesi aprono l'ombrello. Strade stracolme di ragazze con ombrellini di tutti i colori, antiriflettenti raggi UV.
Bancarelle che tra le varie cianfrusaglie vendono ombrellini. Negozi specializzati nella vendita di soli ombrelli. Ma da dove viene questa ossessione culturale degli orientali per gli ombrelli?

Ebbene, Taiwan ha un clima tropicale, ovvero caldo e umido, il che implica che piove spesso, almeno nel nord, insieme ad un caldo asfissiante, soprattutto nel sud, per cui portare un ombrello per proteggersi dalla pioggia, o dai raggi del sole e quindi da un eventuale insolazione, è imperativo!

 

Ma perchè l'ombrello anche quando è nuvolo? Questo invece ha a che fare con l'idea del bello degli orientali. In Cina, la ragazza bella per antonomasia, è quella dalla pelle bianchissima, non c'è quindi da meravigliarsi se le ragazze orientali siano così attente a non abbronzarsi!
E se voleste fare un complimento ad una donna asiatica, vi consiglierei di dirle: "Ti trovo più bianca ultimamente!". Successone garantito!!

 

Sconsiglio accoratamente di usarlo con le donne occidentali, che di fronte ad un complimento del genere inizierebbero a preoccuparsi del loro stato di salute: "Oddio, questa dieta mi sta uccidendo!!". Lo stesso vale anche per noi uomini occidentali; non penserete mica di venire qui come tipici italiani maschi, abituati a sfoggiare la nostra pelle abbronzata e assumere un aspetto arabo-mediorientale ed essere apprezzati e considerati “fighi”? Nulla di più sbagliato, al sesso femminile taiwanese piace l’uomo bianco, quindi essere abbronzati non significa essere belli. Se volete fare colpo, sfoggiate anche vuoi uomini la vostra bella carnagione bianca fluorescente!
Qui è visto bene e piace l’americano-tedesco “cool” bianco-occhi-azzurri, uno dei sogni delle taiwanesi, mentre l’uomo abbronzato ( come disse Berlusconi a Obama!) viene “discriminato” e allontanato. Questo succede anche con gli stessi
taiwanesi dalla pelle scura, oppure verso gli aborigeni o persone provenienti dal sud est asiatico.

 

Se ci pensiamo bene, in effetti la parola “ombrello” ha a che fare con “ombra” cioè un oggetto che ci serve per proteggerci dai raggi del sole. Nella Cina antica al tempo degli imperatori, dove forse questo oggetto è nato ancora prima che fosse diffuso in Europa, era associato al culto dell'Imperatore.  Oggetto sacro, l'ombrello, o anche ombrella o parasole, è sempre stato un accessorio usato per fornire ombra e ripararsi dal sole o dalla pioggia e quindi mantenere, soprattutto per le donne, una carnagione chiara, candida quasi eterea. 

 

L'ombrello è comunque un oggetto antichissimo, che ha avuto durante i secoli varie funzioni, ma non quella per cui è utilizzato oggi, ossia di riparare dalla pioggia. Non si conosce con precisione né il periodo né il luogo in cui l'ombrello fu inventato, si pensa possa derivare dall'estremo Oriente, Cina, India o Giappone.

 

Nell'estremo oriente alcune usanze potrebbe risultare a noi anomale, ma dal loro punto di vista è perfettamente normale e, in questo caso, deriva da millenni di utilizzo ancora prima di noi Europei.
Anche nel “Vecchio Continente” fino a cento anni fa l’ombrello aveva la stessa funzione di ripararo dal sole e  per mantenere la pelle chiara. Questo perché le classi più alte volevano distinquersi dai poveri contadini e in generale dal popolo che lavorava all'aria aperta.
Una pelle abbronzata era infatti sinonimo dell'essere poveri e costretti a lavorare all'aperto sotto il sole, mentre una pelle chiara era sinonimo di ricchezza e benessere, da sfoggiare - appunto - per diversificarsi dal popolo cosretto a lavorare.
Negli ultimi decenni in Europa tutto è cambiato, l’abbronzatura in occidente è ora segno di benessere, serve a far sapere che abbiamo i soldi ed il tempo per goderci la vita in un luogo di relax in montagna o al mare, “che bella abbronzatura, ti trovo bene, ma dove sei stato?”.

 

A pensarci bene a Taiwan non è poi così scontato, vi assicuro che dovete provare a camminare sotto il sole o con un cielo appena velato per 40 minuti senza protezione solare o un ombrello e la scottatura è assicurata. Mi è già capitato nel mese di  marzo a Tamsui, in una giornata nuvolosa passeggiado lungo il fiume di arrossarmi la pelle, immaginatevi quindi se fosse stato luglio!

 

Pensate a chi vive a Taiwan e deve passare tutti gli anni un'estate che dura sei mesi ( o piu' mesi al sud ) : se non vuole abbrustolirsi, il fatto di proteggersi dal sole tutto sommato non è così strano!

Inoltre qui mostrare una pelle chiara indica ancora oggi che tipo di lavoro fate e a che classe sociale appartenete.

É curioso vedere per esempio ragazze a Taipei che camminano sui marciapiedi sotto agli edifici all’ombra e che appena devono attraversare le strade  passando nello spazio non ombreggiato.  aprono l’ombrellino per i 10 metri sotto al sole e lo richiudono appena finito di attraversare.
Se seguite il flusso e passate per vari incroci, vedrete questa danza ripetersi per i secondi che intercorrono tra un ombra e l’altra, cosi' come se si rimane al semaforo pedonale rosso sotto il sole, tanti ombrellini si apriranno come funghi dopo la pioggia.

 

E' una domanda che mi sono fatto tante volte; ma come fanno le ragazze qui a Luglio con 38°c e 120% di umidità ad avere una pelle bianca come se fosse stata appena candeggiata, nonostante usino gonne o pantaloncini cortissimi? Ma sopratutto, come fanno a sfoggiare e mantenere tutta la giornata un make-up perfetto su un viso di porcellana bianca?

 

 

Articolo originale a cura di Giancarlo Zecchino dal blog "VIVERE A TAIWAN" - https://sialiagency.blogspot.it/

 

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